“Tornare a parlarne: questa, forse, è l’indicazione più chiara per il Sinodo in corso”

Ri-pubblichiamo un articolo di Damiano Migliorini, (autore di un libro completo e molto interessante sull’argomento) sulla percezione dell’omosessualità da parte dei fedeli nelle parrochie.
Che una percezione simile possa essersi evoluta anche nei nostri gruppi? (a guardare la Carta del Coraggio, si potrebbe già azzardare una risposta…).

L’articolo è stato pubblicato su Vatican insider il 16 febbraio 2015.

I fedeli cattolici e l’omosessualità: un’indagine in parrocchia

Come cambia tra i giovani la percezione del fenomeno: un contributo dall’autore di una ricerca

DAMIANO MIGLIORINI

Il tema «omosessualità» è una delle numerose questioni che il Sinodo sulla Famiglia si è proposto di affrontare, nel tentativo di cercare delle vie d’accoglienza nuove per le persone che vivono questa realtà, e dei percorsi di avvicinamento alle problematiche dei singoli e delle famiglie coinvolte. Un tema, però, che rischia di essere messo in secondo piano e sottovalutato. Negli ultimi mesi, infatti, la discussione ecclesiale sembra essersi concentrata in particolar modo sulla questione della partecipazione all’Eucarestia da parte dei divorziati risposati.

 

Eppure, ci sono buone ragioni per credere che l’omosessualità sia un tema che necessita ancora di una particolare attenzione. Tra queste, vi sono i dati che ho personalmente raccolto – con la dott.ssa Beatrice Brogliato – in alcune parrocchie del vicentino, nelle quali, tra il 2013 e il 2014 abbiamo tenuto  alcuni incontri formativi sulla problematica dell’accoglienza pastorale delle persone omosessuali. Prima d’iniziare gli incontri, abbiamo consegnato ai partecipanti un questionario, con alcune domande aperte. I dati raccolti nelle cinque comunità – un totale di 234 persone, tra giovani e adulti, pubblicati nei dettagli nel volume Migliorini-Brogliato, «L’amore omosessuale. Saggi di psicoanalisi, teologia e pastorale. In dialogo per una nuova sintesi» (Cittadella, 2014) – parlano abbastanza chiaro: i giovani percepiscono positivamente la realtà omosessuale (88,1%), sebbene non riescano a inquadrarla in definizioni soddisfacenti, o ne abbiano un’idea un po’ confusa e contraddittoria. Assistiamo, quindi, a un progressivo avvicinamento tra la percezione esterna (quella dei giovani eterosessuali) e la rappresentazione che gli omosessuali danno di se stessi, circa la naturalezza del loro amore.

 

Questo avvicinamento si manifesta nell’uso frequente (anche se non ancora prevalente), tra i giovani, della parola «amore» – soprattutto tra le donne – per indicare l’essenza dell’essere omosessuali: «La persona omosessuale è colei che ama una persona dello stesso sesso», si legge in molte risposte. La percezione che la coppia omosessuale possa essere un luogo in cui si manifesta un amore autentico inizia dunque a farsi strada in modo considerevole. Tra i genitori, invece, la situazione è meno sbilanciata ma, ad ogni modo, prevale una visione positiva delle relazioni di coppia omosessuali (58%).

 

Sommando le percentuali di positività di genitori e giovani, possiamo dire che la percezione positiva dell’omosessualità ha ormai superato la massa critica. In molti casi, i fedeli mostrano – nelle risposte date alle domande più personali del questionario – una grande sensibilità e delicatezza nei confronti delle persone omosessuali, almeno quando si tratta di pensare al proprio figlio, amico, o a una persona cara. La connessione tra i residui di percezione negativa e il generale fraintendimento della natura dell’omosessualità (stereotipi e definizioni altamente imprecise dell’omosessualità toccano il 63,4% tra i giovani e l’80% tra gli adulti), inoltre, indica che c’è una grande necessità di educare le persone, sia a livello conoscitivo che emotivo.

 

Le reazioni di fronte a un coming out (stupore, rabbia, frustrazione, spaesamento, tenerezza), descritte in alcune risposte, mostrano proprio quanto incida, in queste dinamiche, la mancanza di formazione, riflessione e approfondimento sul tema. La Chiesa, su questo, non sta investendo sufficientemente.

 

Tornare a parlarne: questa, forse, è l’indicazione più chiara per il Sinodo in corso. Ricordo con simpatia la sorpresa di coloro, giovani e adulti, ai quali abbiamo comunicato l’intenzione di andare nelle parrocchie per poter parlare del tema. Questo stupore è sintomo di uno stato di cose di cui non andare fieri. Ma con molta gioia ricordo anche l’entusiasmo di molti, il senso di liberazione che li ha colti, di fronte alla possibilità che veniva loro offerta di parlare serenamente del tema, con l’aiuto di alcune persone che avevano analizzato a fondo la tematica, e vicine alla loro mentalità. C’è quindi bisogno di discutere apertamente su questo tema. Ancor più dopo aver riscontrato, con rammarico, che la dottrina cattolica sull’omosessualità è ai più sconosciuta nella sua complessità, e questo genera ancora in molti fedeli sofferenze e lacerazioni.

 

Questo tempo intersinodale, però, può essere ancora fecondo per avvicinarsi con saggezza a questo tema. Certo, quelli raccolti sono i dati di una piccola Chiesa locale, e certamente la realtà ecclesiale è molto differente in altri contesti culturali. Tuttavia, ignorare questi piccoli appelli provenienti da una realtà, con il carico di aspettative dei fedeli alla ricerca di risposte nuove, potrebbe farci perdere un’occasione unica, come si sta dimostrando essere questo Sinodo.

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