Veglie per le vittime di omofobia: cosa sono, quando e dove

Il 17 maggio è la data scelta dall’Unione Europea per la “giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia“. Per quest’occasione molti gruppi di omosessuali credenti organizzano culti e veglie di preghiera per le vittime di omofobia in diverse città italiane ed europee.
Le veglie sono distribuite principalmente nei weekend del 9-10 e 16-17; si possono trovare tutti gli eventi e le città nel blog InVeglia.:

https://inveglia.wordpress.com/2015/05/03/maggio-2015-le-citta-dove-si-vegliera-per-le-vittime-dellomo-transfobia/

Ogni anno viene scelto un versetto biblico comune a tutte le veglie: quello di quest’anno è «Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo». La pastora Letizia Tomassone lo commenta così:

… Oggi come sempre le Chiese sono poste di fronte a questa sfida: accettare la vita reale delle persone. Quelle persone che cercano anche di fronte a Dio di riconoscere lo statuto della propria identità. L’altra opzione che è possibile per le Chiese è quella di cercare di imporre ancora una volta l’ideologia coloniale dell’eterosessualità obbligatoria. Ma la vita delle persone prevale e chiede di essere riconosciuta nella sua fluidità.
Non è un caso che quest’anno il versetto biblico scelto per le veglie di preghiera contro l’omofobia sia tratto dal Salmo 139, 14: «Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo». Un versetto che parla dell’accettazione di sé come opera di Dio, qualunque sia la posizione di identità, genere, orientamento o corpo biologico in cui ci si trova. Oggi, le persone queer insegnano alla Chiesa a lodare Dio da tutte le posizioni, da tutti i margini, da tutti i nascondigli in cui la Chiesa ha costretto le persone a rinchiudersi, e che vengono invece aperti dalla grazia di Dio che accompagna ognuno/a nel proprio transito, nel cammino e nella fluidità dell’esistenza, rompendo le imposizioni del potere sui soggetti soggiogati e ridando voce ai senza parola, anche attraverso l’affermazione di sé con la manipolazione del proprio corpo”.

Le veglie sono un’occasione per tutti, come ci ricorda il teologo Migliorini, per riscoprire uno sguardo vivificante:

La mia riflessione parte da un versetto che sgorga dall’animo ricolmo di tenerezza dell’evangelista Luca. Dopo la terza rinnegazione, «il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro […] uscito fuori, pianse amaramente» (Luca 22, 61-62). Sembra la scena di un film. Come ha fatto Gesù ad ascoltare il rinnegamento di Pietro? Egli lo seguiva da lontano, e Gesù era dentro la casa del sommo sacerdote, già da un’ora. Il racconto non sta in piedi! Forse, nell’attimo dell’ultimo rinnegamento, Gesù esce dalla porta della casa e, circondato dalle guardie, è sull’uscio che dà sul cortile dove Pietro si è seduto con i servi. In quell’attimo immenso, il gallo canta. Gesù si ferma: sa bene cosa Pietro ha appena finito di fare. Si volta, e nella confusione di persone, elmi, lance, fuoco e parole, gli sguardi di Pietro e di Gesù s’incrociano. Il tempo si ferma, si dilata.

Fermiamoci: con che sguardo Gesù ha guardato Pietro? Uno sguardo di rimprovero? Di dolcezza? Di compassione? Di disperazione? …Non lo sapremo mai…È forse uno dei silenzi più duri dei Vangeli. Credo che Pietro si sia portato addosso quello sguardo per sempre, ed abbia avuto un’importanza fondamentale per la sua vita. Se lo sguardo fosse stato di rimprovero e di rabbia, probabilmente Pietro avrebbe seguito Giuda nella strada del suicidio. Invece Pietro piange. Lo sguardo di Gesù – che pur deve aver sentito un pugnale trafiggergli la schiena, togliergli il fiato, per il tradimento del suo amico – ha trasmesso a Pietro un messaggio: «Pietro, sapevo che l’avresti fatto… Ma non disperare: io ti perdono». Piange, Pietro, perché ha coscienza di averla fatta grossa. Ma in quello sguardo deve aver percepito che la sua vita non sarebbe stata segnata da quell’errore, che poteva ripartire. Non è questa, forse, la dinamica di rinascita di ogni gesto di perdono? Lo sguardo di Gesù ha guarito il suo cuore, gli ha dato speranza, ha rotto la spirale di rivendicazione e vendetta.

Fermiamoci: pensiamo a i nostri sguardi. Quelli che, come Chiesa, lanciamo a coloro che riteniamo peccatori. Quelli che, come laici, lanciamo alla Chiesa. Quelli che, come uomini e come vittime, lanciamo ai nostri fratelli. I nostri sguardi, sanno essere di perdono e di salvezza, di rinascita, come quello di Gesù a Pietro?

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Un pensiero su “Veglie per le vittime di omofobia: cosa sono, quando e dove

  1. Pingback: Perché è importante esserci alle veglie di preghiera per le vittime dell’omofobia? | Scouting for gays

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