Agesci FVG: intervista sul Progetto Ruah

Il numero 14 de “Il nodino” (Foglio periodico AGESCI Regione Friuli Venezia Giulia, novembre 2015) è un numero interamente dedicato al tema dell’amore. 
Al suo interno, a pag. 31, vengono intervistati Giorgio e Gianluca del Progetto Rua – Cristiani omosessuali in cammino (https://progettoruah.wordpress.com/)

 

Progetto… d’amore e dintorni
Quattro chiacchiere e una pizza con il Progetto Rùah – Cristiani omosessuali in cammino

Parlare d’amore è sempre difficile, perché ognuno di noi ne ha un’idea diversa. C’è chi non ci pensa mai, chi ci pensa sempre, chi lo vive con semplicità, chi lo trova complicato, chi non ne vuole sapere. Voi, come lo definireste?

So che può sembrare una domanda stupida: cosa è per voi l’amore?
Giorgio: “In effetti, messa così un pò lo è.” (sorride) “Perché l’amore è sempre l’amore, comunque tu lo voglia declinare. Come lo potresti definire altrimenti? Però, una cosa la posso aggiungere: è un sentimento che va vissuto e condiviso. Desidera essere fecondo e non può esserlo che all’interno di una comunità più ampia.”
Gianluca: “La cosa più bella dell’essere innamorati è poter condividere la gioia di questo sentimento con gli altri. Si sente il bisogno di gridarlo a tutti, di raccontarlo agli amici! E invece, spesso, chi è omosessuale ancora non può farlo, perché ha paura della reazione della gente”.

È così, davanti ad una pizza, che incontro Giorgio e Gianluca, ideatori di un progetto nato nel 2010, dopo il 1° Forum di Cristiani Omosessuali Italiani tenutosi ad Albano Laziale: il “Progetto Rùah”, con sede a Trieste.

Giorgio, Gianluca, cos’è “progetto Rùah”?
Giorgio: Progetto Rùah nasce dall’esigenza di creare uno spazio d’incontro e condivisione per vivere serenamente il nostro essere omosessuali e cristiani. Quando realizzi quello che sei, ti senti quasi una “pietra d’inciampo” per la chiesa Cattolica: per questo molti la abbandonano o, peggio, si allontanano dalla fede. In principio, vivi con sofferenza questo conflitto e non capisci come mettere d’accordo la fede nel Dio misericordioso del Vangelo e la condanna della tua realtà da parte della religione.
Gianluca: Siamo un gruppo di laici che ha deciso di camminare insieme, con il supporto di alcuni sacerdoti cattolici e di pastori della Chiesa Valdese e Metodista, realtà quest’ultime che già da tempo riflettono su questi temi. Progetto Rùah è stato fondamentale nel mio cammino interiore di accettazione, perché mi ha offerto un posto per vivere la mia fede. Era difficile, da credente, vedermi come un “errore di produzione”. Col tempo invece, ho riscoperto che Dio mi ha voluto proprio così e che non sono un “difetto di fabbrica”, anzi! Sono molto legato al salmo 139 che dice: “mi hai fatto come un prodigio” e vorrei che ogni omosessuale lo sapesse!

Cosa significa essere cattolici ma anche omosessuali?
Giorgio: Significa che l’omosessualità non è più motivo di vergogna, ma scopri che fa parte del disegno di Dio su di te, diventa insomma, una sorta di talento da far fruttare. In questi anni, ci siamo resi conto di svolgere una vera e propria funzione pastorale: accogliamo persone che non trovano porte aperte altrove, condividiamo con loro la buona notizia del Vangelo; ci sforziamo di dare testimonianza della nostra fede e delle nostre scelte. Al di là dei dibattiti ideologici, mostriamo che si può essere famiglia e si può essere fecondi anche in altro modo e che un cammino ecumenico è possibile senza negare le proprie diversità.
Gianluca: Per me significa essere emarginato dai cattolici in quanto gay, e dai gay in quanto cattolico. Una volta una signora (cattolica) mi ha detto: “Perché non cambiate chiesa e non ve ne andate in quelle protestanti che vi accettano?”. Ma la mia famiglia è questa e non potrei sceglierne un’altra! Un paio di anni fa, abbiamo organizzato un incontro che coinvolgeva, oltre a noi, persone provenienti dall’Africa e che stavano vivendo le difficoltà dell’immigrazione. Temevamo potessero nascere tensioni e invece abbiamo scoperto che le cose in comune, soprattutto le esperienze di emarginazione, erano più numerose delle diversità. È stata un’esperienza spirituale bellissima e una prova del fatto che si può essere comunità e vivere insieme un cammino di fede, nonostante le differenze.

Invece, tornando al tema dell’amore, avete voglia di parlarmi della vostra esperienza?
Giorgio: fortunatamente nessuno di noi due ha mai subito violenze dirette. Tuttavia, non significa che sia stato facile, anzi. La paura dell’omosessualità, che ha radici sociali e culturali profonde, la interiorizzi sin da piccolo. Questo ti porta a nasconderti, rimuovere la tua affettività e a controllarti in tutto. Una cosa molto pesante è la solitudine che vivi, il sentirti isolato. Il cammino di accettazione, il dirti: “sono gay e questo non è un problema”, richiede tempo, può essere molto faticoso e lasciare cicatrici. Anche una volta che ti accetti, ci sono contesti in cui sai di non poter parlare liberamente, anche se le cose lentamente stanno cambiando.
Gianluca: venendo da una famiglia molto religiosa, il mio cammino personale è stato davvero difficile, ma –a posteriori – è stata una grazia, perché sia io che la mia famiglia abbiamo fatto un cammino di apertura e accoglienza che altrimenti non sarebbe stato possibile. Sono davvero grato a Dio, perché ora posso condividere pienamente con loro la mia vita e l’amore per il mio compagno. Una delle cose più difficili con cui mi sono scontrato è stata la mancanza di modelli di riferimento: ero il primo a pensare che i gay fossero i travestiti o le drag queen, e io non mi sentivo così!! Poi, ho conosciuto coppie che vivevano serenamente la loro relazione e ho scoperto che ci sono alternative agli stereotipi televisivi.

Secondo voi, cosa possiamo fare come educatori e come scout per aiutare chi si trova a vivere questa situazione?
Giorgio: lo scautismo può fare davvero molto, perché è un metodo che punta alla libertà e al coraggio. Direi ai capi: leggete la Carta del Coraggio e provate ad abbracciare per un attimo, la visione dei vostri ragazzi. L’AGESCI è stata la prima associazione cattolica a proporre un cammino educativo per ragazzi e ragazze insieme, sfidando la mentalità del tempo. Io credo sia importante che i capi siano capaci di educare all’autenticità e di creare attorno ai ragazzi, un clima di fiducia rispettoso e accogliente, in cui tutti si sentano liberi di essere sé stessi e di parlare di quello che vivono.
Gianluca: il consiglio che vorrei dare è quello di non dare l’eterosessualità per scontata. Per qualcuno, magari, questa cosa non è così ovvia: perché chiedere sempre “come va con le ragazze?” senza valutare che la timidezza di qualcuno potrebbe essere il segno di un dubbio sul proprio orientamento sessuale. Aiutiamoli a sentirsi accolti senza farli sentire meno scout. Queste attenzioni non sono facili, ma se vogliamo educare persone libere, dobbiamo aiutarle a capire la propria realtà anche quando è “controcorrente”. Essere buoni educatori significa anche saper parlare delle proprie difficoltà, dimostrando di saperle affrontare con fede e serenità, non presentandosi come modelli perfetti.

Siamo consapevoli che la nostra Associazione si sta interrogando su queste tematiche. Giorgio e Gianluca ci hanno offerto la loro visione. Coscienti della diversità della nostra proposta ed identità associativa, crediamo che il confronto critico possa essere utile al nostro essere capi educatori.

 

PER APPROFONDIRE

agesci.it/ area-documenti

Sul sito ufficiale di Arcigay, Associazione LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender) italiana è possibile scaricare il Report finale della ricerca nazionale sul bullismo omofobico nelle scuole superiori italiane, edito da Arcigay nel 2010. Prima di questa ricerca non esistevano in Italia dati che ci potessero dare un’idea della diffusione del problema del bullismo omofobico. Questo progetto di ricerca ha investigato la presenza e le tipologie di bullismo omofobico presenti nella scuola italiana, raccogliendo una casistica di episodi di bullismo omofobico e studiando l’omofobia negli studenti e nel personale scolastico. Si è inoltre identificata la terminologia adottata dagli studenti italiani per denigrare gay e lesbiche, ricavando dati sui comportamenti attuati dal personale scolastico in caso di bullismo omofobico. A tale proposito sono state effettuate due ricerche: una di tipo qualitativo con lo scopo di investigare le forme di bullismo omofobico vissute dalle vittime raccogliendone una casistica e l’altra di tipo quantitativo con lo scopo di rilevare la diffusione del bullismo omofobico nella scuola italiana. Allo stesso link anche Il bullismo omofobico a scuola. Vademecum per studentesse e studenti. Un agile fascicolo che parla direttamente ai ragazzi e alle ragazze. La scuola non è solo il posto in cui apprendere nozioni, ma è anche un luogo in cui si incontrano “gli altri” e dove si impara a stare insieme. Questo libretto parla di ciò che ci rende simili e di ciò che ci rende unici. Da una parte le ricchezze ci arricchiscono, ma dall’altra ci possono anche allontanare e discriminare. Dipende tutto da quanto sappiamo metterci in gioco, e provare a conoscerci meglio… http://www.arcigay.it/pubblicazioni/#bullismo

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