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Lo staff di Scouting for gays intervistato dal Fratello Maggiore

Ringraziamo Matteo del progetto “Fratello Maggiore” che ci ha permesso di spiegare il progetto e ha scritto queste belle cose su di noi!

Oggi ragazz* un mega post, eh si, perchè ho fatto un’intervista esclusiva ad uno dei responsabili del progetto “Scouting for gays” , un progetto meraviglioso e sono sicuro anche parecchio utile per molti di voi! 😉 Un progetto che parla del mondo scout, diomosessualità e a volte anche di religione, un progetto che si offre come punto di riferimento, luogo di ascolto e centro informativo per grandi e piccoli che desiderano affrontare questi argomenti all’unisono, per coloro che credono in un dialogo, per tutti quelli che pensano giustamente che queste cose non debbano viaggiare per forza su binari paralleli, ma a volte si incontrano. Non mi dilungherò perchè lascio spazio alle domande che chiariranno spero ogni vostra domanda riguardo al progetto. In fondo vi lascio anche i link per il Blog ufficiale, la loro pagina Facebook e la pagina Google+. Ecco l’intervista, so che è un po’ lunga ma è interessante, fidatevi.

Al link seguente potete trovare il testo dell’intervista:
http://progettofratellomaggiore.com/2015/09/15/intervista-scouting-for-gays-bellissimo-progetto-di-ascolto-e-approfondimento/

Vi invitiamo anche ad approfondire il progetto Fratello Maggiore tramite il sito, il canale youtube e i social.

 

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Agesci FVG: intervista sul Progetto Ruah

Il numero 14 de “Il nodino” (Foglio periodico AGESCI Regione Friuli Venezia Giulia, novembre 2015) è un numero interamente dedicato al tema dell’amore. 
Al suo interno, a pag. 31, vengono intervistati Giorgio e Gianluca del Progetto Rua – Cristiani omosessuali in cammino (https://progettoruah.wordpress.com/)

 

Progetto… d’amore e dintorni
Quattro chiacchiere e una pizza con il Progetto Rùah – Cristiani omosessuali in cammino

Parlare d’amore è sempre difficile, perché ognuno di noi ne ha un’idea diversa. C’è chi non ci pensa mai, chi ci pensa sempre, chi lo vive con semplicità, chi lo trova complicato, chi non ne vuole sapere. Voi, come lo definireste?

So che può sembrare una domanda stupida: cosa è per voi l’amore?
Giorgio: “In effetti, messa così un pò lo è.” (sorride) “Perché l’amore è sempre l’amore, comunque tu lo voglia declinare. Come lo potresti definire altrimenti? Però, una cosa la posso aggiungere: è un sentimento che va vissuto e condiviso. Desidera essere fecondo e non può esserlo che all’interno di una comunità più ampia.”
Gianluca: “La cosa più bella dell’essere innamorati è poter condividere la gioia di questo sentimento con gli altri. Si sente il bisogno di gridarlo a tutti, di raccontarlo agli amici! E invece, spesso, chi è omosessuale ancora non può farlo, perché ha paura della reazione della gente”.

È così, davanti ad una pizza, che incontro Giorgio e Gianluca, ideatori di un progetto nato nel 2010, dopo il 1° Forum di Cristiani Omosessuali Italiani tenutosi ad Albano Laziale: il “Progetto Rùah”, con sede a Trieste.

Giorgio, Gianluca, cos’è “progetto Rùah”?
Giorgio: Progetto Rùah nasce dall’esigenza di creare uno spazio d’incontro e condivisione per vivere serenamente il nostro essere omosessuali e cristiani. Quando realizzi quello che sei, ti senti quasi una “pietra d’inciampo” per la chiesa Cattolica: per questo molti la abbandonano o, peggio, si allontanano dalla fede. In principio, vivi con sofferenza questo conflitto e non capisci come mettere d’accordo la fede nel Dio misericordioso del Vangelo e la condanna della tua realtà da parte della religione.
Gianluca: Siamo un gruppo di laici che ha deciso di camminare insieme, con il supporto di alcuni sacerdoti cattolici e di pastori della Chiesa Valdese e Metodista, realtà quest’ultime che già da tempo riflettono su questi temi. Progetto Rùah è stato fondamentale nel mio cammino interiore di accettazione, perché mi ha offerto un posto per vivere la mia fede. Era difficile, da credente, vedermi come un “errore di produzione”. Col tempo invece, ho riscoperto che Dio mi ha voluto proprio così e che non sono un “difetto di fabbrica”, anzi! Sono molto legato al salmo 139 che dice: “mi hai fatto come un prodigio” e vorrei che ogni omosessuale lo sapesse!

Cosa significa essere cattolici ma anche omosessuali?
Giorgio: Significa che l’omosessualità non è più motivo di vergogna, ma scopri che fa parte del disegno di Dio su di te, diventa insomma, una sorta di talento da far fruttare. In questi anni, ci siamo resi conto di svolgere una vera e propria funzione pastorale: accogliamo persone che non trovano porte aperte altrove, condividiamo con loro la buona notizia del Vangelo; ci sforziamo di dare testimonianza della nostra fede e delle nostre scelte. Al di là dei dibattiti ideologici, mostriamo che si può essere famiglia e si può essere fecondi anche in altro modo e che un cammino ecumenico è possibile senza negare le proprie diversità.
Gianluca: Per me significa essere emarginato dai cattolici in quanto gay, e dai gay in quanto cattolico. Una volta una signora (cattolica) mi ha detto: “Perché non cambiate chiesa e non ve ne andate in quelle protestanti che vi accettano?”. Ma la mia famiglia è questa e non potrei sceglierne un’altra! Un paio di anni fa, abbiamo organizzato un incontro che coinvolgeva, oltre a noi, persone provenienti dall’Africa e che stavano vivendo le difficoltà dell’immigrazione. Temevamo potessero nascere tensioni e invece abbiamo scoperto che le cose in comune, soprattutto le esperienze di emarginazione, erano più numerose delle diversità. È stata un’esperienza spirituale bellissima e una prova del fatto che si può essere comunità e vivere insieme un cammino di fede, nonostante le differenze.

Invece, tornando al tema dell’amore, avete voglia di parlarmi della vostra esperienza?
Giorgio: fortunatamente nessuno di noi due ha mai subito violenze dirette. Tuttavia, non significa che sia stato facile, anzi. La paura dell’omosessualità, che ha radici sociali e culturali profonde, la interiorizzi sin da piccolo. Questo ti porta a nasconderti, rimuovere la tua affettività e a controllarti in tutto. Una cosa molto pesante è la solitudine che vivi, il sentirti isolato. Il cammino di accettazione, il dirti: “sono gay e questo non è un problema”, richiede tempo, può essere molto faticoso e lasciare cicatrici. Anche una volta che ti accetti, ci sono contesti in cui sai di non poter parlare liberamente, anche se le cose lentamente stanno cambiando.
Gianluca: venendo da una famiglia molto religiosa, il mio cammino personale è stato davvero difficile, ma –a posteriori – è stata una grazia, perché sia io che la mia famiglia abbiamo fatto un cammino di apertura e accoglienza che altrimenti non sarebbe stato possibile. Sono davvero grato a Dio, perché ora posso condividere pienamente con loro la mia vita e l’amore per il mio compagno. Una delle cose più difficili con cui mi sono scontrato è stata la mancanza di modelli di riferimento: ero il primo a pensare che i gay fossero i travestiti o le drag queen, e io non mi sentivo così!! Poi, ho conosciuto coppie che vivevano serenamente la loro relazione e ho scoperto che ci sono alternative agli stereotipi televisivi.

Secondo voi, cosa possiamo fare come educatori e come scout per aiutare chi si trova a vivere questa situazione?
Giorgio: lo scautismo può fare davvero molto, perché è un metodo che punta alla libertà e al coraggio. Direi ai capi: leggete la Carta del Coraggio e provate ad abbracciare per un attimo, la visione dei vostri ragazzi. L’AGESCI è stata la prima associazione cattolica a proporre un cammino educativo per ragazzi e ragazze insieme, sfidando la mentalità del tempo. Io credo sia importante che i capi siano capaci di educare all’autenticità e di creare attorno ai ragazzi, un clima di fiducia rispettoso e accogliente, in cui tutti si sentano liberi di essere sé stessi e di parlare di quello che vivono.
Gianluca: il consiglio che vorrei dare è quello di non dare l’eterosessualità per scontata. Per qualcuno, magari, questa cosa non è così ovvia: perché chiedere sempre “come va con le ragazze?” senza valutare che la timidezza di qualcuno potrebbe essere il segno di un dubbio sul proprio orientamento sessuale. Aiutiamoli a sentirsi accolti senza farli sentire meno scout. Queste attenzioni non sono facili, ma se vogliamo educare persone libere, dobbiamo aiutarle a capire la propria realtà anche quando è “controcorrente”. Essere buoni educatori significa anche saper parlare delle proprie difficoltà, dimostrando di saperle affrontare con fede e serenità, non presentandosi come modelli perfetti.

Siamo consapevoli che la nostra Associazione si sta interrogando su queste tematiche. Giorgio e Gianluca ci hanno offerto la loro visione. Coscienti della diversità della nostra proposta ed identità associativa, crediamo che il confronto critico possa essere utile al nostro essere capi educatori.

 

PER APPROFONDIRE

agesci.it/ area-documenti

Sul sito ufficiale di Arcigay, Associazione LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender) italiana è possibile scaricare il Report finale della ricerca nazionale sul bullismo omofobico nelle scuole superiori italiane, edito da Arcigay nel 2010. Prima di questa ricerca non esistevano in Italia dati che ci potessero dare un’idea della diffusione del problema del bullismo omofobico. Questo progetto di ricerca ha investigato la presenza e le tipologie di bullismo omofobico presenti nella scuola italiana, raccogliendo una casistica di episodi di bullismo omofobico e studiando l’omofobia negli studenti e nel personale scolastico. Si è inoltre identificata la terminologia adottata dagli studenti italiani per denigrare gay e lesbiche, ricavando dati sui comportamenti attuati dal personale scolastico in caso di bullismo omofobico. A tale proposito sono state effettuate due ricerche: una di tipo qualitativo con lo scopo di investigare le forme di bullismo omofobico vissute dalle vittime raccogliendone una casistica e l’altra di tipo quantitativo con lo scopo di rilevare la diffusione del bullismo omofobico nella scuola italiana. Allo stesso link anche Il bullismo omofobico a scuola. Vademecum per studentesse e studenti. Un agile fascicolo che parla direttamente ai ragazzi e alle ragazze. La scuola non è solo il posto in cui apprendere nozioni, ma è anche un luogo in cui si incontrano “gli altri” e dove si impara a stare insieme. Questo libretto parla di ciò che ci rende simili e di ciò che ci rende unici. Da una parte le ricchezze ci arricchiscono, ma dall’altra ci possono anche allontanare e discriminare. Dipende tutto da quanto sappiamo metterci in gioco, e provare a conoscerci meglio… http://www.arcigay.it/pubblicazioni/#bullismo

[Auguri] Dio non butta via niente

Quest’anno per farvi gli auguri ripostiamo una storia dal gruppo “il Guado” (Fonte: Dio non butta via niente | Il Guado).

 

Come ogni anno, in occasione del Natale, don Davide, il parroco della parrocchia in cui si trova la nostra sede, ci ha mandato un breve testo per riflettere sul senso di questa festa. Abbiamo deciso di copiarlo qui, perchè vale la pena leggerlo.

Bussò alla cella dell’abate Anselmo, una gelida mattina di dicembre, il giovane monaco Bastiano, un converso impacciato e zelante, noto per la sua devozione e per qualche scrupolo di troppo. “È permesso?”, chiese educatamente, inciampando nel gradino della soglia. “Ancora qui?”, fece di rimando l’abate, alzando lo sguardo dallo scrittoio sul quale giaceva aperto il libro del profeta Isaia. Non proprio incoraggiato dalla rude risposta del superiore, Bastiano balbettò generiche parole di scusa, e si affrettò a spiegare il motivo della visita. “Perdoni, reverendo padre, ma mi ritrovo in una grande angoscia. Siamo ormai prossimi alla festa della nascita di Cristo – pochi giorni soltanto – ma io non sento più il Natale. Mi pare di essere diventato un miscredente, un ateo, un senza Dio. Né le dolci parole dei salmi, né i canti melodiosi e le musiche, le luci e i presepi, e neppure le piccole e frequenti rinunce sembrano destare il mio spirito. Mi sento vuoto, distante, perduto”. L’abate Anselmo lo guardò al di sopra delle lenti da presbite, e senza prestargli molta attenzione gli rispose soltanto: “Sei stato troppo tempo chiuso in cella. Esci per strada, gira la città, e impara dalla vita. Poi torna da me, e racconta”.
Così Bastiano si ritrovò cacciato fuori dal convento, e uscì – suo malgrado – per le strade insicure del villaggio, nella gelida mattina invernale mal rischiarata da un sole scialbo e stentato. Attraversato il viale dell’abbazia, si diresse verso la piazza del comune, ma ancor prima di giungere là dove i rumori e le grida parevano più forti, non gli parve vero di potersi rifugiare un istante nella vicina chiesa parrocchiale, con la scusa di una breve devozione. Nell’altare laterale, in fondo alla navata, un gruppetto di bambini si affaccendava nell’allestimento del presepe, sotto lo sguardo impassibile e arcigno di una catechista ossuta e severa. Bastiano si finse immerso nell’orazione, ma in realtà sbirciava di sottecchi lo spettacolo dei fanciulli al lavoro, edificato dalla loro energia e dall’intraprendenza con la quale sistemavano qua e là un pezzetto di muschio, un angioletto sognante, un pastorello con lo zufolo, una pecorella dal muso gentile. Finchè risuonò di colpo – uscito dalle labbra della rigida insegnante – un urlo stridulo e sgradevole, carico di disgusto e di rimprovero. “Che cosa pensi di fare? Adesso ti caccio via subito!”. Il destinatario della terribile reprimenda era un povero bambino spaventato, con due orecchie a sventola da parere un piccolo, grazioso elefante, e la faccia granata dalla vergogna. “Non lo sai che il maiale non ci va nel presepe?”. E via con una lunga e dotta dissertazione teologica da parte dell’attempata zitella. Nella terra di Gesù i maiali erano considerati impuri, era proibito allevarli, o anche solo toccarli, quanto a cibarsene nemmeno l’idea era prevista, si capisce, e via discorrendo, fino all’inevitabile finale: “E tu vorresti mettere una roba del genere nel presepe di Gesù? Una statuina di un animale così sporco, che Nostro Signore non ha forse nemmeno guardato? Guai a te se non la togli subito!”. Vergognoso e piangente, il piccolo Giacomino (tale era il nome del ragazzetto) arretrò fino ad andare a infilarsi nella tonaca di don Stanislao, l’anziano prete in pensione che passava tutto il santo giorno in chiesa a macinare rosari e a confessare vecchiette. “Ci penso io”, gli disse, e presogli il porcellino di gesso dalle mani, con una manovra di rapidità insospettabile in un uomo tanto vecchio, sistemò il suino sotto un palmizio, poco distante dalla grotta del Bambino, sotto l’occhio rabbioso e furibondo della catechista. “Ci sta bene qui”, disse sottovoce. “Al Signore farà piacere”.
Distratto da quanto aveva veduto, frate Bastiano quasi si dimenticava dell’ordine dell’abate: doveva girare per la città, non fermarsi in chiesa; e subito si riscosse, e ciabattando sui sandali francescani si avviò timoroso verso la via del mercato. La mattinata di lavoro stava per terminare, gli ambulanti stanchi e intirizziti già smontavano i loro banchetti e accatastavano alla rinfusa le poche masserizie rimaste, buttandole sui carretti e sulla groppa dei somari, pronti a rientrare nelle loro case per godersi un po’ di tepore. Si apriva allora di fronte agli occhi spalancati del giovane frate, lo spettacolo consueto dei poveracci e degli accattoni che andavano rovistando tra gli avanzi delle verdure, in cerca di qualche rimasuglio di cibo da bollire in pentola o da mangiare a bocconi, strada facendo. Tra di essi, Bastiano notò un uomo alto e forte, che quasi sorridendo non raccoglieva cavolfiori o carote avariate, ma i piccoli pezzi di legno, i vimini spezzati delle ceste, le schegge e le stecche delle cassette della frutta negligentemente gettate sul selciato dai venditori. Li prendeva tra le mani e li riponeva con cura in una grande bisaccia di cuoio che andava via via riempiendosi, come un forziere di pietre preziose. “Cosa ne farà mai?”, si chiese Bastiano.
Ma già il campanile batteva le due, e il frate – ahimè – aveva oltrepassato da tempo l’ora del pranzo, forse se si sbrigava arrivava giusto per la preghiera di nona …
E allora via di gran carriera, tra le carriole dei commercianti e i ciuchi che ragliavano dal disappunto, schivando gli ultimi ladruncoli che scappavano dopo un furto da poco e gli accattoni che ancora si attardavano in cerca di un’elemosina o di una manciata di riso. Come sembrava lontano il convento, dove sapeva di trovare almeno gli avanzi del pranzo caldo, insieme agli inevitabili rimbrotti dell’abate per l’inaspettato ritardo. Corse, il monaco Bastiano, volò, e arrivò stanco e sudaticcio – nonostante la temperatura polare – alle soglie dell’abbazia, e bussò forte, con insistenza, al portone, finchè non gli aprì il padre guardiano. Fu solo allora che si riscosse, emergendo quasi da un sogno, e disse a se stesso: “Ma che cosa ho capito, cosa ho compreso del Natale in quella chiesa piena di bimbi, nel triste spettacolo di un mercato in disarmo, nella bolgia frenetica dei poveri che si accapigliano e corrono, che domandano e rubano, che maledicono e cercano?”.
Tornò di nuovo a bussare alla cella del padre abate, che stavolta lo accolse con garbo, e gli chiese di narrare ciò che aveva visto. Diligente e ossequioso, Bastiano raccontò, attardandosi un pochino nei particolari, commuovendosi al pensiero del bimbo pieno di vergogna, del popolo confuso del mercato, dell’alto uomo biondo che raccoglieva i pezzetti di legno. Restò muto, tuttavia, quando l’abate gli chiese, con voce paziente: “Allora, Bastiano, dimmi: cos’hai imparato in tutto questo, cos’hai capito del Natale del Signore?”. Pianse un poco, il giovane converso, non sapendo profferire parola, finchè il vecchio Anselmo lo tenne tra le braccia, e gli diede la risposta che cercava.
“Vedi, caro il mio giovane, ti ho mandato nel mondo perché devi imparare dalla vita. Ti sei fermato in una chiesa, e hai fatto bene, perché lì il Signore ti ha insegnato che nel suo presepe c’è posto per tutti. Anche per un maialino, una bestia che non brilla per pulizia, e che tanti considerano impuro, quando si vuole offendere qualcuno gli si dà del porco, lo sai bene. Ma a Dio piace di sicuro, l’ha creato Lui. C’è posto per tutti – dicevo – anche per chi vorremmo cacciar via, come pretendeva la zelante e pedante catechista. Nessuno deve restare fuori; per ciascuno c’è una palma alla cui ombra riposare, un po’ di muschio dove coricarsi la notte, una stella che vegli e brilli nel buio, un angelo a coccolarci con le sue canzoni. E poi hai conosciuto i traffici della vita, i poveri che si accapigliano per un pezzo di pane, i malviventi tristi nelle loro meschine furbizie, gli uomini e le donne che comprano e vendono, corrono e si affaticano, spesso senza una direzione, senza sapere perché. Il Figlio di Dio è venuto per loro, ad accompagnarli nei loro commerci e nei loro pasticci, a dare fiato alle loro speranze, fiducia alle loro attese. Poco alla volta si accorgeranno anche di Lui, impareranno a conoscerlo, a volergli bene. Magari diventeranno più buoni”.
“E l’uomo alto e biondo”, chiese Bastiano, “quello che raccoglieva i pezzi di legno? Forse li dovrà bruciare, ne farà un fuoco per scaldarsi”. “Forse no”, rispose l’abate, e gli occhi d’improvviso gli divennero luminosi, due piccole stelle nel pallore del viso. “Forse – disse – con quei pezzetti di legno sta costruendo un presepe. Con gli scarti degli uomini sta fabbricando una capanna al Figlio di Dio, una mangiatoia al Signore del mondo, una culla al re di tutti i cuori”.
Restò meravigliato e commosso il giovane Bastiano di fronte a questa imprevista spiegazione. E di nuovo un paio di lacrime presero a scendergli dagli occhi, mentre udiva l’abate che diceva: “Perché Dio non butta via niente. Siamo noi a sprecare le cose, il tempo, la vita. Ma Lui raccoglie tutto, perfino il nostro peccato. E con gli scarti dei nostri affanni e del nostro vagare, con le spine del cuore a volte accende un fuoco inestinguibile, altre volte costruisce un presepe dove troviamo posto e riposo, dove niente e nessuno ci può portar via. Dio trova posto per tutti, Dio non butta via niente”.
Uscì rasserenato e intenerito, il giovane, dalla cella dell’abate. E si unì subito al coro dei frati che cantavano il vespero, accendendo le luci del Natale, pronti ad accogliere il sorriso del Dio Bambino.
“Ora scende la sera – pensò – ma nulla di questo giorno è passato invano. Dio non scarta nessuno, non butta via niente”.

Omofobia “social”. Facebook blocca il profilo di Progetto Gionata – Progetto Gionata

Articolo di Giampaolo Petrucci pubblicato su Adista Notizie n° 45 del 26 dicembre 2015, pag.9

In passato, in diverse occasioni, dai pc della nostra redazione sono partite richieste formali per sanzionare o chiudere pagine e profili Facebook che ritenevamo offensivi, razzisti, omofobi, sessisti o esplicitamente violenti. Al di là degli sfoghi a sfondo razzista o sessista, comparsi negli spazi pubblici dei profili di politici e vip e balzati agli onori della cronaca, ultimamente abbiamo segnalato alcuni fatti preoccupanti: tra i più recenti, un gruppo che invitava gli automobilisti ad investire i “fastidiosissimi” ciclisti urbani e una pagina, creata dopo la vicenda dei tre coloni israeliani scomparsi nel giugno 2014 e poi ritrovati morti, che caldeggiava l’«esecuzione di un terrorista all’ora» fino al ritrovamento dei tre ragazzi (e per “terrorista” bisognava leggere “palestinese”).

Alle nostre segnalazioni, inviate nell’ambito di campagne di mobilitazione online più ampie, Facebook ha sempre risposto nello stesso modo, a dir poco inquietante: quanto denunciato, comunicavano i collaboratori di Mark Zuckerberg, «non viola i nostri standard di comunità». E cosa viola allora gli standard del colosso del web?

Ultimamente pare abbia destato particolare scandalo l’infaticabile lavoro sul social network del portale su fede e omosessualità Progetto Gionata, rete nazionale dei gruppi Lgbt credenti. Dall’11 dicembre scorso, denunciano i volontari e le volontarie di Progetto Gionata (www.gionata.org, 12/12), la pagina «non è più raggiungibile» e questo a seguito di alcune segnalazioni per «contenuti inappropriati».
«Comprendiamo che riflettere con pacatezza su fede e omosessualità, dare spazio alle storie e alle speranze dei credenti omosessuali, a teologi e pastori inclusivi, o riflettere con serietà sull’ultima crociata sul “gender” non piaccia a tutti». Ma, a parte il naso arricciato di qualche “teocon” nostrano che ha voluto mettere i bastoni tra le ruote al movimento Lgbt credente, proprio non si capisce cosa abbia spinto Facebook – che pure, gira voce, sarebbe intenzionato a creare canali preferenziali di protezione per gli attacchi alle minoranze, anche Lgbt – a bloccare il profilo del gruppo.
Alcuni rappresentanti di Progetto Gionata, che si stanno impegnando in questi giorni per il ripristino della loro pagina, hanno riferito ad Adista che Facebook ancora si muove attraverso procedure automatizzate di controllo delle segnalazioni, con scarsissima influenza del fattore umano, e che risulta molto più facile censurare un profilo personale (come era quello ormai bloccato) rispetto ad una pagina fan, creata spesso proprio per far circolare idee, verso cui si registra una maggiore tolleranza da parte del sistema.
E se questo giustificherebbe in parte lo scivolone del colosso web, resta comunque il fatto inquietante che, nella “vita reale” della Chiesa e della società ma ancor di più nella rete, dove è più facile nascondersi dietro uno schermo, i gruppi di omosessuali non hanno vita facile e si ritrovano spesso costretti a difendersi da feroci attacchi.

«Molti ci scrivono lettere sgradevoli – si legge ancora sul sito – in cui ci viene ricordato, insistentemente, che riflettere su questi temi è un “abominio”, dimenticandosi che la Bibbia non è un mattone da tirare sulle persone ma un richiamo a riscoprire il legame di amore e misericordia che Dio ha per noi, per tutti noi. Con il blocco della pagina di Facebook di Progetto Gionata, alcuni potranno essere felici per aver ottenuto finalmente quello che chiedevano da tempo».

«Il fatto è di per sé gravissimo», ha commentato il 15 dicembre il sito di informazione Gayburg. «Orde di squadristi attaccano i siti gay con minacce, insulti e proclami di morte. È una crociata violenta che alcuni individui indegni di essere chiamati esseri umani stanno conducendo per trasformare il cristianesimo in un nuovo nazismo. Per questa gentaglia, fomentata da personaggi fin troppo noti, l’altro non deve esistere. Dio diventa uno strumento d’odio», «ed è gravissimo che Facebook non tuteli la gente per bene da questi criminali».
La propaganda omofoba di settori della destra italiana, delle frange tradizionaliste cattoliche, ma anche – come probabilmente in questo caso – da comuni utenti della rete, si è acuita negli ultimi tempi: da un lato, per indebolire o affossare le proposte di legge sui diritti civili al vaglio del Parlamento (il ddl Scalfarotto contro l’omotransfobia e il ddl Cirinnà sulle unioni civili per le coppie omosessuali); dall’altro, per aggredire la fantomatica “ideologia gender” promossa dalle altrettanto fantomatiche “lobby gay” nelle scuole italiane.

«Aiutateci a mantenere viva questa voce, non lasciate che i soliti intolleranti abbiano la meglio», chiedono infine i volontari e le volontarie di Progetto Gionata, confidando sul sostegno di molti, non solo nel mondo Lgbt cristiano, per far circolare sul principale social network i contenuti del portale, in attesa di tornare attivi con la loro pagina. «Il Progetto Gionata vuol continuare a dar voce al cambiamento, aiutaci anche tu a dargli voce».

scoutingforgays

21 dicembre 2015

Tra le cose che ci ha insegnato lo scoutismo c’è anche la capacità di confrontarsi liberamente… Parlare, discutere, anche arrabbiarsi ogni tanto, discutere ancora e poi andare a bere una birra. 🙂
In questo periodo durante il quale il blog è sembrato fermarsi, vicissitudini personali di alcuni di noi si sono sommate a momenti forti di confronto… E non siamo riusciti a pubblicare.

Ma ci ha fatto bene, siamo ancora qua con le forze che abbiamo! 🙂

[Eventi] 3 Ottobre 2015 a Roma Conferenza internazionale “Le strade dell’amore” sulle pastorali cattoliche inclusive “con le persone LGBT e le loro famiglie”

Pubblicizziamo volentieri l’evento, sperando di poterci essere anche noi.
(Fonte: Gionata.org; 16 settembre 2015)

 

Per contribuire alla discussione su matrimonio e la famiglia all’interno del Sinodo Vaticano 2015 sulla Famiglia, una serie significativa di storie di cura pastorale per le persone LGBT sarà portata alla luce in una conferenza internazionale dal titolo “Le strade dell’amore: Istantanee di Incontri cattolici con le persone LGBT e le loro famiglie”, il 3 Ottobre 2015 a Roma.Queste testimonianze, presentate da leader pastorali cattolici da tutto il mondo, dimostrano che un approccio pastorale è meglio di uno ideologica per la promozione delle relazioni pacifiche e fruttuose con le persone LGBT nella vita quotidiana delle comunità cattoliche. A partire dalla comune umanità che le persone condividono con tutte le persone, e lasciando l’ideologia da parte per un po’, si possono produrre importanti scoperte sia per le persone LGBT sia per la Chiesa.

Le storie presentate all’interno della conferenza sono realtà di successo da molti anni; possono essere utili, quindi, come modelli per i vescovi riuniti nel Sinodo che discuterà nuove modalità per accogliere e includere le persone LGBT nelle comunità ecclesiali. La testimonianza di questi leader pastorali mostra che l’inclusione delle persone LGBT sta già avvenendo fra i cattolici di tutto il mondo, anche in assenza di linee guida concrete da parte della gerarchia.
Prendendo ispirazione dalla seconda enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, pensiamo che sia giunto il momento per tutti noi di costruire e prenderci cura della nostra casa comune, la Chiesa, con l’impegno di ciascun membro della comunità cattolica.
La nostra casa comune non ha bisogno di lotte o divisioni. Dobbiamo trovare il posto giusto per ogni membro del popolo di Dio, incluse le persone LGBT e, pertanto, trovare modi per diffondere questi modelli di cura pastorale e svilupparne di nuovi che da un lato includano tutti e allo stesso tempo siano fatti su misura per le condizioni di vita personali di ogni individuo.

Due dei momenti chiave della conferenza saranno:
• Un’intervista di apertura a Mary McAleese, ex presidente della Repubblica d’Irlanda, che è anche una madre cattolica di un figlio gay, condotta da Robert Mickens, un giornalista di Roma, reporter e commentatore sul Vaticano la Chiesa Cattolica da oltre 30 anni, attualmente direttore di Global Pulse.
• Un discorso di chiusura del vescovo messicano cattolico Raùl Vera, molto noto per le sue esplicite dichiarazioni sui diritti umani e la giustizia sociale, e per la sua accoglienza delle persone LGBT.

Sabato 3 ottobre 2015, dalle 15 alle 19

Conferenza internazionale “Le strade dell’amore: Istantanee di Incontri cattolici con le persone LGBT e le loro famiglie

Luogo: Centro Pellegrini “Santa Teresa Couderc”, Via Vincenzo Ambrosio 9/11 – 00136 Roma – Ingresso gratuito

Sito web: www.waysoflove.wordpress.com
Email: rainbowcatholicsassembly@gmail.com

 

PROGRAMMA

Moderatore: Gabriella Caramore (autrice e conduttrice del programma di Radio 3 “Uomini e profeti”)

– 14.30 Arrivo
– 15.00 Accoglienza e introduzione
– 15.15 Intervista del giornalista Robert Mickens a Mary MacAleese (Presidente dell’Irlanda dal 1997 al 2011)

– 15.45 Progetti pastorali LGBT. Istantanee dal Cile, Stati Uniti d’America, Regno Unito, Kenia, Italia, Thailandia con interventi di:

– 17.15 Pausa
– 17.45 Intervento del Vescovo Raùl Vera (Messico) (da confermare)
– 18.30 Sguardo finale: Speranze e aspettative dal Sinodo sulla Famiglia
– 19.00 Chiusura.
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Organizzazioni organizzatrici del Global Network of Rainbow Catholics:

European Forum of LGBT Christian Groups
ACGIL – Associació Cristiana de Gais i Lesbianes de Catalunya (Spain)
Dette Resources Foundation (Zambia)
DignityUSA (USA)
Drachma – Drachma LGBTI and Drachma Parents Group (Malta)
Ichthys – Christian@s lgtbh de Sevilla (Spain)
LGBT Catholics Westminster Pastoral Council (UK)
New Ways Ministry (USA)
Nuova Proposta (Italy)
Ökumenische Arbeitsgruppe Homosexuelle und Kirche (Germany)
Pastoral de la Diversidad Sexual (Chile)
Wiara i Tęcza (Poland)

 

[Libri] Tutto troppo presto

Alberto Pellai è uno psicoterapeuta e uno scrittore di testi per genitori (ed educatori in genere) e ragazzi. Proponiamo un breve documentario che introduce i contenuti del suo libro “Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet”.

Lo pubblichiamo perché riteniamo che, nonostante le errate interpretazioni e l’allarmismo che sono stati creati intorno alla questione “gender”, l’educazione sessuale e affettiva sia ancora un argomento da trattare liberamente e in profondità con i ragazzi, ma anche un argomento sul quale confrontarsi seriamente tra adulti.